Trasparenza e parità retributiva: le linee guida della nuova direttiva UE

di jobstep Marzo 10, 2024

Si chiama gender pay gap, ovvero la parità retributiva tra generi ed è uno dei punti della nuova direttiva UE sulla trasparenza salariale in ambito lavorativo. Ecco di cosa tratta 

La trasparenza retributiva nel lavoro dovrebbe essere scontata ma, difatti, non sempre lo è. Quante volte è capitato al termine di un colloquio di tornare a casa sapendo tutto tranne lo stipendio che si andrà a percepire per quella data posizione? Ad ognuno, al meno una volta nella vita professionale, è capitato.

Stessa cosa vale per gli annunci di lavoro dove viene specificato la posizione professionale offerta, le caratteristiche ricercate nel potenziale lavoratore e il luogo dove è ubicata l’azienda in questione. Ma di retribuzione salariale neanche l’ombra quando, invece, dovrebbe essere una tra le prime cose ad essere specificata. D’altronde si parla di lavoro, non di beneficienza.

Punto dolente anche il divario retributivo tra i generi, ossia il gender pay gap, diventato uno degli impegni presi diversi anni fa in sede europea che, nonostante le azioni degli Stati membri per garantire un trattamento egualitario fra uomini e donne, rileva ancora oggi diverse incongruenze e solo una piccola diminuzione della disparità tra sessi.

Gender pay gap, la disparità retributiva tra generi

parità stipendio
gender pay gap

Secondo l’Eurostat per quanto riguarda la disparità di genere tra uomini e donne sul lavoro (gender pay gap) nel periodo 2011-2020 si è passati dal 16,2%, al 13%. Questi dati evidenziano che le donne sono ancora pagate all’ora mediamente il 13% in meno rispetto agli uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

Per ridurre il divario salariale tra uomini e donne, l’UE è intervenuta con una nuova legislazione che prevede specifiche disposizioni per tutelare il diritto alla parità di stipendio per uno stesso impiego, da applicare sia al pubblico che al privato. La nuova Direttiva (UE) 2023/970 si basa su tale principio e si correla anche al concetto di trasparenza retributiva: elemento imprescindibile a colmare il gender gap retributivo, sia per i dipendenti che per i candidati nelle fasi di selezione.

Tra le organizzazioni europee sta aumentando la consapevolezza sulla necessità di trasparenza retributiva, in modo particolare in fase di ricerca del personale, anche se, secondo una ricerca sulle tendenze del mondo del lavoro dopo la fase pandemica condotta da Indeed e presentata da Pawel Adrjan, Director Economic Research, in occasione dell’Indeed Future Works Milano, ci sono ad oggi ancora molte differenze tra un Paese e l’altro. Infatti, se nel Regno Unito il 75% degli annunci lavorativi indica chiaramente le informazioni sull’offerta salariale, in Germania l’asitcella si abbassa al 25% fino a raggiungere un misero 16% in Italia.

In merito a ciò, Roberto Colarossi, Senior sales director di Indeed ha dichiarato: “È importante che le organizzazioni si impegnino nell’accesso inclusivo alle informazioni relative alle retribuzioni. Fornire informazioni accurate sulla retribuzione, sia nel pubblico che nel privato è segnale di grande serietà e misura necessaria a colmare i divari di genere”.

In fine, sempre secondo la ricerca, la trasparenza per la Gen-Z è più incisiva. Questa generazione, infatti, è più orientata a scegliere le aziende che presentano maggiore trasparenza in ambito retributivo. Basti pensare che il 70% dei lavoratori tra i 20 e i 30 anni prenderebbe in considerazione la possibilità di cambiare lavoro a favore solo di un’impresa più trasparente.

Cosa dice la nuova direttiva UE

Secondo quando previsto dalla nuova direttiva UE del 2023, le aziende hanno tre anni di tempo (fino al 2026) per adeguarsi ai nuovi standard europei. La direttiva è stata approvata dalla maggioranza ad aprile dello scorso anno dal Parlamento europeo. Il punto focale è la parità salariale con l’obiettivo di ridurre il gap pay tra generi.

Questo perché la mancanza di trasparenza retributiva è stata individuata come uno dei principali ostacoli all’eliminazione del divario retributivo tra uomini e donne. L’attenzione si è soffermata sull’articolo n.5 della nuova direttiva UE che punta propria al processo di selezione del personale e affronta il problema del cosiddetto segreto retributivo che viene, una volta per sempre, abolito poiché considerato, secondo l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) principale divario salariale di genere.

L’articolo 5

Se entriamo nel dettaglio della direttiva europea 2023/970, con l’articolo 5, sopra già menzionato, le aziende con meno di 50 dipendenti dovranno pubblicare la RAL iniziale prevista per le posizioni aperte a partire dagli annunci o, se questo non dovesse comparire, informare il candidato ancor prima del primo colloquio conoscitivo in sede. E questa informazione dovrebbe giungere al potenziale professionista prima che quest’ultimo chieda la retribuzione prevista dall’incarico.

Altro traguardo importante raggiunto dalla nuova normative riguarda il divieto, in fase di colloquio, per i datori di lavoro di chiedere al candidato le precedenti retribuzioni percepite dai lavori precedenti. Questo al fine di evitare confronti. A tal proposito, gli Stati membri dell’UE dovranno studiare un piano di multe per chi viola le nuove norme, e inoltre, i lavoratori avranno il diritto a un risarcimento se le aziende non dovessero rispettare le misure che ostacolano la parità salariale.

Le regole da rispettare in fase di colloquio

lavoro nuovo stipendio
Nuovo lavoro: come negoziare lo stipendio nel modo corretto (pixabay)

Già in fase di colloquio l’UE ha definito nella direttiva 2023/970 le regole da rispettare per garantire una trasparenza retributiva prima dell’assunzione del candidato. Nello specifico:

  • candidati hanno il diritto di ricevere dal datore di lavoro informazioni circa la retribuzione iniziale alla posizione professionale sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere.
  • E’ vietato per il datore di lavoro chiedere al candidato informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro.

Ancora, in fase di ricerca del personale, i datori di lavoro o i recruiter devono premurarsi che:

  • gli avvisi di lavoro e i titoli professionali siano neutri sotto il profilo del genere;
  • le procedure di assunzione siano condotte in modo non discriminatorio sotto il profilo retributivo.

Infine, i datori di lavoro devono rendere accessibili ai propri dipendenti i criteri  neutri utilizzati per determinare:

  • la retribuzione e i livelli retributivi;
  • la progressione economica dei lavoratori

In conclusione, la direttiva UE sancisce anche il diritto di richiedere e ricevere per iscritto informazioni sul livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Tali informazioni devono essere accessibili a tutti, sia ai lavoratori che ai possibili candidati.

Strategie per raccogliere informazioni sullo stipendio

Mentre in Italia si attende che le aziende si adeguino alla normativa europea, ecco alcuni consigli da seguire per far valere i propri diritti in una posizione lavorativa o in fase di selezione del personale.

  1.  arrivare preparati al colloquio raccogliendo informazioni sullo stipendio proposto sul mercato per quella data posizione che si dovrà ricoprire, così da avere un esaustivo riferimento salariale.
  2. in fase di colloquio mai fare riferimento ai precedenti stipendi.  Come riporta il career coach John Lees sulla rivista di business  – Harvard Business Review: “Il momento di discutere lo stipendio è dopo che si sono innamorati di te”.

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