Job Crafting: l’approccio per ritrovare la motivazione sul lavoro

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Per rimanere al passo con il mondo del lavoro, sempre in costante evoluzione, i lavoratori sono costretti a stravolgere spesso i tradizionali paradigmi professionali. Il risultato, molto spesso, è una diminuzione della motivazione sul lavoro e un conseguente frustrazione. Come risolvere tutto ciò? Semplice, adottando il Job Crafting!

La normale routine quotidiana al lavoro, con il trascorrere del tempo, può diventare pesante e la motivazione venire meno. Cambiare azienda non è sempre una scelta plausibile e, anche se lo fosse non è detto che lo stesso problema non potrebbe ripresentarsi a distanza di qualche anno.

Tuttavia, una soluzione esiste ed è conosciuta con il termine di Job Crafting: ovvero quel processo personale che consiste nel ridefinire i propri compiti sul lavoro in modo da allinearlo alle proprie esigenze personali. Perché, dunque, è giusto adottare tale approccio? E come farlo? Scopriamolo subito.

Cos’è il Job Crafting

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Il termine Job Crafting è stato coniato nel 2001 da due psicologhe organizzative della Yale University (USA): Amy Wrzesniewski e Jane E. Dutton e sta ad indicare un processo di progettazione del lavoro individuale che consiste nel ridefinire compiti e responsabilità derivanti dal proprio ruolo in modo tale da allinearlo con i propri obiettivi e le proprie esigenze.

In pratica tale processo consente ai dipendenti di un’azienda di agire direttamente sul proprio lavoro, modellando (craft) le proprie mansioni quotidiane al fine di renderle adattabili alle proprie esigenze. Il Job Crafting, dunque, si sviluppa in un contesto lavorativo caratterizzato da una crescente flessibilità e dal desiderio dei lavoratori di avere un maggiore controllo sul proprio lavoro.

Si tratta di un approccio molto innovativo che in Italia, seppur ancora in fase iniziale, sta iniziando a diffondersi sull’onda della crescente consapevolezza dell’importanza di un clima lavorativo aziendale flessibile e motivante. Da evidenziare che questo atteggiamento “rivoluzionario” non riguarda però solo i lavoratori autonomi, ma anche diversi dipendenti.

Vantaggi del Job Crafting

Il Job Crafting offre vantaggi sia all’azienda che ai dipendenti stessi. Nel dettaglio, il processo offre a chi ne fa uso:

  • Più job satisfaction: ovvero permette ai dipendenti di un’azienda di personalizzare il proprio lavoro in modo da soddisfare maggiormente le proprie esigenze personali. Questo, di conseguenza, porta a un incremento della soddisfazione lavorativa, del senso di appartenenza e del coinvolgimento dei dipendenti.
  • Aumento delle competenze: adottando il JC i dipendenti hanno l’opportunità di concentrarsi sulle attività che stimolano la loro crescita professionale.
  • Aumento della produttività: i lavoratori che sono soddisfatti sono di norma più produttivi. Questo approccio può quindi favorire una maggiore produttività aziendale.
  • Più creatività e innovazione: il processo porta i dipendenti a poter personalizzare il proprio lavoro e questo comporta maggiore creatività e innovazione aziendale.

Rischi del Job Crafting

Dall’altro lato della medaglia, come in tutte le cose, ci sono anche dei rischi nell’adottare il Job Crafting. Questi svantaggi possono aversi se il Job Crafting viene usato nel modo scorretto e senza controllo. In tal caso, i rischi che possono insorgere sono:

  • Incoerenza aziendale: il JC potrebbe portare a una mancanza di coerenza nelle attività aziendali e dunque a un disallineamento tra gli obiettivi aziendali e le aspettative personali del dipendente.
  • Surplus di mansioni: il rischio concreto è che i dipendenti si facciano carico eccessivo degli impegni, assumendo troppe responsabilità e la conseguente nascita di burnout;
  • Diniego aziendale: alcune organizzazioni aziendali potrebbero ostacolare i dipendenti nel non permettere di modellare i propri compiti lavorativi.

È estremamente importante che le aziende siano maggiormente consapevoli di questi rischi e che prendano misure cautelative affinché vengano arginati. Uno dei modi migliori che un’azienda può adottare per evitare conseguenze organizzative e di stress eccessivo ai suoi dipendenti è quello di creare un sistema di feedback costante con i lavoratori per consentire ai dipendenti di regolare il proprio lavoro in base alle esigenze aziendali ma soprattutto personali.

La percezione del tuo lavoro

Il modo di interpretare le mansioni lavorative quotidiane è anche una questione di come si percepisce il proprio lavoro. Un operatore ecologico, per esempio, potrebbe guardare il suo lavoro semplicemente come raccolta dei rifiuti senza, però, vedere che invece le sue mansioni hanno un obiettivo molto profondo: ovvero quello di mantenere l’equilibrio dell’ambiente.

Sono diversi gli approcci di Job Crafting che si possono applicare a più livelli e settori. Il punto è che per recuperare la motivazione e la voglia di fare bisogna usare un po’ di immaginazione e trovare margini di azione o, se non si sa da dove partire, seguire uno dei tanti corsi dedicati proprio alle tecniche Job Crafting.

Job crafting in fase di colloquio: la domanda a “trabocchetto”

Nella ricerca delle risorse da inserire all’interno di un contesto lavorativo aziendale, spesso i recruiter sono alla ricerca di persone auto motivate e attive. Così, il candidato di turno si può imbattere, in fase di colloquio, in una domanda a “trabocchetto”, ovvero: “Hai mai preso l’iniziativa per modificare l’organizzazione del tuo lavoro per renderlo più stimolante?”

Il vero scopo di questa domanda fatta dal recruiter in fase di colloquio è quello di carpire se il candidato che si trova davanti rientra nella categoria di coloro che eseguono le indicazioni aziendali passo passo oppure se possiede in sé quello spirito di iniziativa personale oggi giorno molto ricercato.

Esempi di Job Crafting

  • Riorganizzazione delle mansioni lavorative: i dipendenti possono modificare gli obiettivi del loro lavoro focalizzandosi sulle mansioni giornaliere che trovano più interessanti e delegando o eliminando quelli che trovano meno interessanti. Ovviamente questo sarà possibile con il consenso del supervisore.
  • Aumento delle responsabilità: i dipendenti possono avere responsabilità aggiuntive che sono complementari alle loro competenze professionali ed interessi.
  • Creazione di nuove relazioni all’interno della rete professionale: questo può portare a diversi benefici, tra cui nuove idee, consapevolezza sui propri punti di forza e debolezza, dove sarà necessario aggiornarsi e migliorare.
  • Creazione cognitiva: cioè vedere le proprie responsabilità sotto una luce diversa, ad esempio concentrandoci sul modo in cui il proprio lavoro aiuta a semplificare la vita dei clienti.

In ultimo, scopriamo due esempi di job crafting prima di metterlo in pratica:

  • Prima del JC: un impiegato passa la maggior parte del tempo a rispondere alle telefonate.
  • Dopo il JC: l’impiegato si accorda con i colleghi per dividere il flusso di chiamate, avendo così il tempo necessario per concentrarsi sull’ottimizzazione dell’agenda aziendale.
  • Prima del JC: un copywriter si occupa solo della creazione di contenuti scritti per il sito aziendale per cui lavora.
  • Dopo il JC: il professionista propone di gestire anche i social media aziendali integrando il marketing con le attività online guadagnando, così, anche nuove competenze digital.

In conclusione, il concetto di Job Crafting si ispira alla nozione secondo cui i lavoratori non sono solo dei semplici esecutori di mansioni all’interno di un’azienda, ma persone che possono modificare sia il loro ruolo sia il loro ambiente lavorativo rendendoli ambedue molto più coinvolgenti e interessanti.

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