Intelligenza artificiale: come cambierà il mondo del lavoro

di Maria Teresa Bianco Luglio 9, 2023
Intelligenza artificiale

Come cambierà il mondo del lavoro grazie all’intelligenza artificiale nei prossimi 5 anni? Questa è una delle domande che sta invadendo sempre più le menti degli “addetti ai lavori”. Ecco come si evolverà il panorama tecnologico con la diffusione marcata dell’intelligenza artificiale. Infine, gli aspetti positivi e negativi del relazionarsi con l’IA nel lavoro

L’intelligenza artificiale spaventa un po’ se si pensa al mondo del lavoro. L’immaginario futuristico è quello di macchine super sofisticate adatte ad ogni genere di professione, sia essa fisica che mentale, che avranno l’obiettivo di surclassare i lavoratori, operai e personale qualificato.

Ma in un futuro prossimo bisognerà avere davvero timore dell’IA nel mondo del lavoro? A rispondere ad alcune di queste domande è Dave Wright, Capo dell’Ufficio Innovazione di una multinazionale californiana che aiuta le aziende a gestire i flussi di lavoro digitali e ad aumentare e ad automatizzare la produttività. Wright è considerato un pioniere e divulgatore tecnologico nel campo della trasformazione digitale collegata al futuro del lavoro. Secondo lui, gli impatti più tangibili dell’IA nel mondo del lavoro nei prossimi cinque anni si avranno fondamentalmente in 3 fattori ben distinti:

  1. l’automazione;
  2. la previsione;
  3. la personalizzazione.

Innanzitutto, quello che farà l’intelligenza artificiale, secondo Wright, come ha specificato in un’intervista rilasciata per SkyTg24, è quello di  “capire il modo in cui le persone lavorano e il modo in cui alle persone piace lavorare”. L’IA sarà in grado di anticipare di molto le tendenze ma libererà l’uomo dallo svolgimento dei compiti più banali e ripetitivi. In cambio, molto probabilmente, si otterrà la possibilità di diventare più creativi.

Intelligenza artificiale e lavoro: cosa cambierà nei prossimi 5 anni

La maggior parte degli esperti del digitale è convinta che l’intelligenza artificiale possa in un certo modo preparare le persone al mondo del lavoro, in vista del fatto che questo strumento sarà sempre più utilizzato soprattutto nel mondo del lavoro e nella ricerca di esso.

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Intelligenza artificiale e lavoro, come cambierà tra i prossimi 5 anni (pixabay) jobstep.it

Il mondo del lavoro è in continua trasformazione. Ed è sempre stato così, sin dal principio. Basti pensare, per esempio, alle persone che oltre 200 anni fa lavoravano nel settore agricolo. Negli Stati Uniti erano ben il 90%. Oggi gli agricoltori in America sfiorano appena l’1%. Ma questo non spaventa, poiché, per l’appunto, il modo di lavorare cambia costantemente.

La stessa cosa vale per l’IA. Con essa semplicemente emergeranno lavori diversi e nuove posizioni. Ad esempio nel campo del servizio clienti, già è in corso una sorta di ripartizione del lavoro. Così ci saranno aziende che utilizzeranno le stesse persone per fornire il servizio ai propri clienti e per venire incontro allo stesso modo anche alle esigenze dei dipendenti. Di sicuro, quello che l’intelligenza artificiale non riuscirà a fare meglio di una mente umana saranno i lavori creativi. Questo perché le macchine (almeno per ora) sono incapaci di provare empatia, emozioni o, semplicemente costruire partendo da zero poiché sono progettate per “ripetere” qualcosa di già conosciuto.

Quali professioni saranno automatizzate dall’IA e quali otterranno benefici

Secondo il report del 2020 del World Economic Forum (The Future of Jobs), l’Intelligenza artificiale (IA) sostituirà, entro il 2025, 85 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Ma il rapporto stilato afferma anche che negli stessi anni l’IA ne creerà ben 97 milioni di nuovi.

intelligenza artificiale e lavoro
Intelligenza artificiale e lavoro, le professioni che cambieranno (pixabay) jobstep.it

Mentre, secondo le previsioni effettuate dai centri McKinsey Global Institute, Oxford University e l’U.S. Bureau of Labor Statistics molti lavori e diverse professioni saranno interamente automatizzate nei prossimi cinque o massimo dieci anni.

Secondo il Forbes Technology Council saranno 15 le professioni sotto il controllo totale dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni. Tra queste emergono:

  • le assicurazioni;
  • lavori di magazzino e di produzione;
  • servizio clienti, ricerca e inserimento dati;
  • autotrasporti a lungo raggio.

Mentre altri studi sull’argomento affermano, al contrario, che alcuni lavori otterranno molti benefici dall’IA, perché solo alcuni dei compiti che li riguardano verranno automatizzati, mentre altri verranno svolti da esseri umani. Le professioni che invece non verranno mai sostituite dalle macchine saranno i lavori basati sui rapporti umani e l’intelligenza emotiva. Tra questi rientrano: gli insegnanti, i terapisti, gli assistenti sociali e molti altri.

Le professioni più a rischio, invece, includono matematici, interpreti e web designer. Secondo uno studio effettuato a marzo di questo anno dallo studioso Greg Ip: “Il 19% di tutti i lavoratori potrebbe vedere compromessa almeno la metà delle proprie mansioni. Tra le professioni più esposte al 100% c’è anche quella del giornalista“.

Gli aspetti positivi e negativi dell’IA nel lavoro

Uno degli aspetti dell’intelligenza artificiale sicuramente considerato positivo nel lavoro è eliminare, almeno in parte, i lavori ripetitivi spesso considerati noiosi e pesanti dai dipendenti.  Al contrario,  gli aspetti ritenuti negativi puntano soprattutto sulla visibilità, ovvero sul fatto che la maggior parte dell’intelligenza artificiale sia oscura e dunque poco riconosciuta.

Quello che spaventa è che non vi è chiarezza su cosa accada realmente, da dove arrivino le risposte. Ma non solo, c’è anche il “gap” proprio dell’IA che si ritiene soddisfatta di dare una risposta corretta ma allo stesso tempo, altrettanto soddisfatta di dare una risposta totalmente sbagliata. Qual è la verità?

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