Domande colloquio di lavoro: le più frequenti e come rispondere

di Ambra Danesin Novembre 5, 2021
Domande_colloquio_di_lavoro

Le domande del colloquio di lavoro possono essere facili da affrontare, soprattutto se conosciute in anticipo.

Siamo al punto cruciale: il telefono ha squillato e avete ottenuto un colloq-… No, facciamo un passo indietro.
Il telefono STA squillando, in questo preciso istante. E voi lo sapete: o è l’ennesimo call center o un recruiter.

Il contatto iniziale è molto importante per un motivo banale: l’essere umano è più portato a crearsi un’opinione positiva di qualcuno con la voce decisa e, possibilmente, allegra.

Date l’impressione di, in un certo qual modo, aspettarvi la chiamata e non di agognarla. Durante questa fase le domande saranno per lo più utili a testare il vostro interesse per la posizione, se avrete compreso di che si tratta e a decidere insieme il giorno e l’ora possibili per l’incontro vero e proprio.

E fin qui, tutto bene.

Ora però arriviamo al momento clou.

In seguito a un breve sondaggio su LinkedIn abbiamo deciso di suddividere l’articolo in due sezioni: domande che, in qualità di candidati, dovrete aspettarvi e domande che, invece, dovrete essere pronti a porre.

Domande colloquio di lavoro: ecco le tipiche

Siete lì, con il vostro miglior sorriso e una sicurezza che deve trasudare motivazione. Nessuno vi conosce meglio di voi.

Mi parli di lei

Questa è in assoluto la tipologia di apertura di colloquio più comune e richiede una sorta di “rodaggio” per sapersi rendere appetibili, quindi ben venga il tentare già a casa di lavorare ad un riassunto ben costruito, una sorta di evelator pitch.

Iniziate dalla vostra ultima esperienza e, anche se non strettamente inerente al colloquio che state sostenendo, puntate i riflettori su quelli che sono gli elementi comuni che potrebbero essere più interessanti per la posizione vacante.

Come mai vuole cambiare il suo attuale ruolo?

In linea generale e per ovvi motivi non può esservi un’unica risposta spendibile per tutti: ognuno conosce il proprio percorso e le proprie ragioni. Ricordate, però, che nel caso in cui il cambio derivi da dissapori nella attuale azienda, non dovrete sviscerare tutte le problematiche in merito. Se ve ne state andando è perché puntate a qualcosa di meglio da un punto di vista personale e professionale: raccontate di questo e quali sono i vostri obiettivi futuri, aggiungendo perché pensate che il ruolo di cui state discutendo in quel momento potrebbe permettervi di raggiungerli.

Quale valore aggiunto potrebbe garantire alla nostra realtà il suo ingresso?

Per rispondere adeguatamente a questo quesito dovrete aver ben chiare mission e vision aziendali, così da potervi immaginare all’interno dell’azienda interrogandovi voi per primi sul cosa potreste garantire in termini di capacità e competenze. Cercate di non essere mai troppo autoreferenziali e cercate di trovare delle soluzioni alle potenziali esigenze dell’azienda in questione.

Può raccontarmi una situazione critica da lei vissuta e come l’ha gestita?

Questione posta soprattutto durante le selezioni di personale maggiormente qualificato, soprattutto se una delle capacità ricercate per il ruolo è il problem solving. 

Sicuramente gli esempi non vi mancheranno ma, senza un’adeguata previsione di questa domanda, potrebbe venirvi difficile rispondere con prontezza. Cercate di illustrare debitamente le vostre peculiarità caratteriali, intelligenza emotiva e soft skills.

Cosa ha compreso di noi?

Spesso, un po’ nella speranza di far contento chi si ha davanti e un po’ per non sembrare sprovveduti, si dice a gran voce di aver studiato quanto meno il sito aziendale. Quando viene posta questa domanda… Si incespica. E vi assicuro che è abbastanza semplice comprendere se il candidato si sta arrampicando sugli specchi.

Arrivare al colloquio preparati permette di superare questo scoglio e porre, a vostra volta, interrogativi più chiari e specifici… Che ora vedremo.

 

Cosa chiedere al selezionatore

comunicazione non verbale
Piccolo trucco: non usate il condizionale, puntate al tempo verbale declinato al futuro! Indurrete, in questo modo, la persona davanti a voi a immaginarvi fin da subito all’interno della realtà lavorativa.

Chi sarà il mio superiore e quali i colleghi con i quali collaborerò?

Mostratevi ben disposti al lavoro in team, a conoscere l’organigramma aziendale (informazioni riscontrabili online permettendo, volge a vostro favore una conoscenza almeno generale delle cariche ricoperte e da chi prima ancora di porre la domanda).

Questo vi permetterà, inoltre, di comprendere più dettagliatamente i compiti che vi saranno affidati.

Come sarà gestita la fase di on-boarding?

Una cosa fondamentale per verificare la buona riuscita di un’assunzione (in questo caso, soprattutto dal punto di vista del neoassunto), è la comprensione di quelli che sono i passi successivi all’entrata in azienda. Chi vi formerà e su cosa? Come acquisirete le competenze necessarie e quale sarà il tempo stimato per poterle considerare assodate? La Corporate Culture* come vi sarà presentata?

* In merito a questo consiglio la lettura di due interessanti articoli: What Is Corporate Culture? di Investopedia e The Leader’s Guide to Corporate Culture di Harvard Business Review)

Qual è il turnover o eventuale tasso di crescita dell’azienda?

Siate interessati non solo al breve periodo ma anche a quello che vi spetterà da adesso in avanti. Il turnover aziendale, di cui possibilmente dovrete già aver cercato informazioni (LinkedIn vi viene in soccorso!), è un importante spia che, in base che la luce sia verde o rossa, vi permetterà di farvi un’idea generale della struttura organizzativa interna.

Trattare di “crescita”, oltretutto, vi porta a parlare lo stesso linguaggio di chi vi intervista.

Qual è la retribuzione prevista? Esistono margini di negoziazione?

Possiamo definirlo “l’elefante nella stanza”. Ignorarlo o meno?

Su questo spenderò qualche parola in più, iniziando da una premessa necessaria: una job description è tanto semplice da scrivere ma mai, in alcun caso, deve essere lasciata al caso o, ancora peggio, volutamente vaga. Questo significa che in qualità di candidati, nel momento in cui la leggerete, dovrete essere in grado di comprendere tutte le informazioni necessarie, tra cui anche la retribuzione – in mancanza della quale non possono non essere segnalati CCNL di riferimento e inquadramento contrattuale.

“Retribuzione commisurata all’esperienza” può risultare spesso traducibile in “vali 100 ma, per mia unica convenienza, ti convinco di valere 50” e la naturale conseguenza di ciò è il minare la consapevolezza professionale che il candidato ha di sé. È moralmente riprovevole? Rischia di divenirlo, motivo per cui quando ci si vuole candidare ad una offerta con questa specifica è necessario avere una perfetta comprensione delle proprie capacità, attraverso una accurato bilancio delle competenze che permetterà l’inizio di una negoziazione del compenso economico. Regola generale vuole che, nell’eventuale considerazione di cambio lavoro tra un’azienda e l’altra, si possa puntare a un innalzamento della RAL pari almeno al 10%.

Ecco alcune domande del colloquio di lavoro utili per rompere il ghiaccio:

  • Sono presenti margini di negoziazione?

Non solo vi permette di dimostrare consapevolezza in merito a quello che riconoscete di meritare ma apporta valore alla vostra candidatura.

  • Come è determinata la RAL?

Prima di porla chiedetevi se conoscete gli elementi base della busta paga, in questo modo comprenderete quali possono eventualmente portare ad un aumento dell’offerta.

  • In aggiunta alla paga base, vi sono ulteriori benefit negoziabili?

Che siano i comuni buoni pasto, un’estensione dell’assicurazione sanitaria aziendale anche ai propri familiare, sino ad arrivare all’accesso alla palestra o al bonus bebè, i fringe benefit sono sempre ben visti anche dagli imprenditori stessi, in quanto implicano una tassazione inferiore.

 

L’importanza di vestire sé stessi… Da sé stessi

Vestiti colloquio

 

E infine… Non ho intenzione di suggerirvi i vestiti da indossare. Al massimo vi consiglio di puntare a qualcosa che non solo sia calibrato in base all’idea che volete trasmettere di voi, ma anche comodo. Non c’è niente di peggio che vivere una situazione già di per sé stressante con in aggiunta il fastidio causato dai vestiti troppo stretti.

Siate voi stessi. Sembra uno di quei concetti triti e ritriti e non voglio nascondermi dietro un dito: lo è.
Però pensateci: potreste mai vendere, magari sostenendo una trattativa complicata, un qualcosa che non conoscete alla perfezione? Sarebbe difficile. Lì, seduti di fronte al selezionatore, starete offrendo voi stessi e le vostre conoscenze.

A questo punto dovrete ricordare un concetto fondamentale e dimenticare ciò che spesso la società tenta erroneamente di imporre: lì dove siete il coltello non è dalla parte del manico di chi vi è posto innanzi. E’ al centro del tavolo e non deve pendere mai, dall’inizio alla fine.
Come suggerisce Garry Kasparov all’interno del suo libro Gli scacchi, la vita, imparare le basi degli scacchi aiuta a comprendere utili strategie commerciali.

Dimostrate interesse ma, soprattutto, valutate voi stessi e il vostro tempo. Non state regalando niente a nessuno e se siete lì il bisogno è reciproco.

 

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