Disagio lavorativo: cos’è e come affrontarlo ritrovando il benessere

di jobstep Marzo 1, 2024
Disagio lavorativo

Il disagio lavorativo nasce quando all’interno di una situazione professionale si percepiscono a livello psichico e fisico disturbi correlati all’adattamento, disturbi ansiosi, depressivi e stressanti tali da risultare invalidanti anche nella vita privata di tutti i giorni. Come fare per riconoscerlo, affrontarlo e fare il primo passo per ritrovare il proprio benessere

Il lavoro è uno degli aspetti importanti per l’identità di una persona. Infatti occupa gran parte della giornata, richiede l’impegno di molte energie fisiche e mentali, genera reazioni emotive e influisce sull’umore quotidiano. Per tale motivo, la qualità della propria situazione lavorativa è correlata direttamente al benessere generale della propria vita personale.

Ma quando una persona non è soddisfatta del proprio ruolo professionale o del proprio posto di lavoro e delle relazioni che instaura con superiori, colleghi o sottoposti può crearsi una situazione di disagio lavorativo.

I sentimenti che prevalgono, in questi casi, sono un senso di insoddisfazione perenne e un basso livello di autostima, che vanno ad impattare non solo sull’efficienza lavorativa e le relazioni professionali ma anche sull’identità personale e sulla capacità di intrattenere relazioni sociali nella vita fuori dal lavoro, quella di tutti i giorni. Molte persone vivono una situazione di disagio lavorativo senza, a volte, neanche rendersene conto. E’ per questo. che, invece, è molto importante riconoscere il problema per poter, poi, capire come affrontarlo adottando gli strumenti adeguati per farlo. Ecco da dove partire.

3 livelli di disagio lavorativo

Il disagio lavorativo si distingue in base a tre livelli di gravità che se non comprese e ripetute nel tempo possono manifestarsi con diverse forme di ricaduta sulla persona che ne soffre. Le ricadute: fisiologiche, psicologiche e comportamentali si presentano con diversi sintomi:

  • ricadute fisiologiche: chi ne soffre somatizza il disagio in forma di dermatiti, gastralgie, ipertensioni ed emicranie ricorrenti;
  • ricadute psicologiche: come instabilità dell’umore, pensieri ossessivi, ansia o depressione;
  • ricadute comportamentali: ripetizione di comportamenti malsani come l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, tabacco, gioco d’azzardo e in generale l’adozione di stili di vita scorretti.

Quando si manifesta il disagio lavorativo

disagio lavorativo

Può capitare che nella vita di una persona ci siano momenti in cui un cambiamento a livello lavorativo o anche personale, se non correttamente gestito possa andare ad inficiare su una situazione di disagio personale e lavorativo.

Solitamente tali momenti sono rappresentati, per esempio, quando si è obbligati a confrontarsi con nuovi bisogni, desideri, paure, incertezze tipici di un periodo particolare della vita come la fine degli studi, la convivenza, la separazione coniugale, la gravidanza, il lutto, la menopausa, e ovviamente, il cambio di un percorso lavorativo o l’inizio di una carriera professionale.

Dunque, il passaggio in alcuni casi obbligatorio da una condizione ad un’altra può comportare un cambiamento anche nel proprio modo di vivere il mondo lavorativo. Ma ugualmente, il disagio lavorativo può insorgere anche quando si svolge da molto tempo lo stesso ruolo professionale che magari risulta poco incline a quelle che sono le nostre vere attitudini, la cultura e gli interessi che nel corso tempo possono naturalmente anche cambiare.

Quello che viene a mancare in queste situazione sono le motivazioni e gli stimoli per affrontare l’impegno lavorativo e le responsabilità giornaliere che il ruolo prevede. La situazione può anche evolversi in difficoltà a relazionarsi con colleghi e superiori.

Sintomi e conseguenze

La soddisfazione lavorativa è connessa al benessere psicologico e fisico del lavoratore.  Quando questa soddisfazione viene meno subentra il disagio lavorativo che si manifesta in generale con sintomi ansioso depressivi e disturbi dell’adattamento come l’insonnia, colite, debolezza, disturbi fisici ecc.

Le conseguenze del disagio lavorativo sulla salute dell’uomo impattano anche le relazioni interpersonali e la vita sociale. A questo si sommano anche i costi economici che il lavoratore spesso si trova ad affrontare per le cure psicologiche e non solo, come le spese mediche e legali. A livello lavorativo, le conseguenze sono la scarsa efficacia ed efficienza, la bassa qualità nelle conversazioni e, in genere, nella comunicazione aziendale, un clima ostile con i colleghi e, conseguentemente una scarsissima o quasi nulla produttività.

Le forme di malessere lavorativo

Il disagio si presenta anche in diverse forme di malessere lavorativo. In particolare, troviamo:

  • Burn out: un vero e proprio esaurimento emotivo che si manifesta con una continua e crescente tensione. Non solo, tra i sintomi anche la depersonalizzazione, ovvero il rifiuto, distacco, freddezza, scarso coinvolgimento, cinismo in ambito lavorativo e la sensazione di inefficienza lavorativa. Il burn out si osserva in modo particolare in quelle professioni in cui il rapporto con clienti e terze persone è fulcro centrale della professione. I disturbi fisici presenti in chi soffre di tale sindrome sono: disfunzioni gastrointestinali, disfunzioni sessuali, emicrania e cefalea, malattie della pelle, disturbi dell’appetito e del sonno. Mentre, i sintomi psicologici prevalenti sono la rabbia, negativismo, isolamento, alterazione dell’umore, bassa autostima, perdita di controllo.
  • Mobbing: si presenta con un insieme di comportamenti molto aggressivi come abusi psicologici, demansionamento, umiliazioni da colleghi e capi ripetuti nel tempo e lesivi della dignità non solo personale ma anche professionale del lavoratore. Il mobbing spesso si presenta con l’obiettivo finale di condurre il lavoratore preso di mira ad abbandonare il lavoro senza ricorrere al licenziamento diretto.
  • Stress lavorativo: i sintomi legati e associati allo stress lavorativo sono il rumore eccessivo, il sovraccarico lavorativo, la mancanza di tempo per poter portare a termine un lavoro, la monotonia delle attività, la mancanza di riconoscimento, le eccessive responsabilità, l’ambiguità del proprio ruolo, il conflitto pesante con superiori e colleghi, la mancanza di soddisfazione e realizzazione professionale.
  • Workaholism: considerata come una vera dipendenza dal lavoro. Tale fenomeno è ancora, almeno in Italia, sottovalutato e poco riconosciuto perché a differenza di altre forme di disagio, questo appare come voluto dal lavoratore stesso, quindi come scelta personale.

Come uscire dal disagio lavorativo

disagio lavorativo, come uscirne- pixabay

Se non parliamo di mobbing o situazioni più gravi per i quali è sempre consigliato denunciare la situazione, per tutti gli altri tipi di disagio lavorativo considerati più “lievi” è possibile riprendere il controllo della situazione assumendo alcuni comportamenti. In particolare, tre consigli possono essere messi in atto per iniziare in maniera facilitata questo percorso e uscire dal disagio più velocemente:

  1. Positività nel linguaggio. Utilizzare dei termini positivi nelle conversazioni ma anche verso noi stessi, aiuta la nostra mente e il nostro corpo ad allontanare le emozioni negative che ostacolano il lavoro e creano disagio. Ricercare il lato bello ed esprimerlo nel linguaggio di tutti i giorni migliora gli stati d’animo e promuove buone relazioni anche con gli altri.
  2. Prendersi del tempo per se stessi e ascoltare i propri bisogni. Ripulirsi da ciò che non ci serve, dei costrutti mentali che appesantiscono e offuscano la visione d’insieme. Riequilibrare la mente con spinte emotive che fanno vedere il risultato e ciò che di bello si può produrre. Come? iniziando a prendersi, semplicemente, del tempo per se stessi.
  3. Cercare cosa fa stare bene e cosa piace. Stringere relazioni con persone che agiscono in modo positivo sul benessere psicofisico è fondamentale. Ma prima di trovare persone positive, bisogna anzitutto esserlo. Ascolta te stesso, in silenzio, fare solo ed esclusivamente cosa che gratificano. Ascoltare la musica che più emoziona o trascorrere del tempo in spazi verdi.

Spostare, dunque, il focus su se stessi significa spostare le energie personali per fare meglio, sperare di poter raggiungere un risultato positivo malgrado i numerosi ostacoli che in quel momento sbarrano la strada. Tutti possono farlo poiché il pensiero vive e si produce nella mente e condiziona i comportamenti quotidiani.

 

LEGGI ANCHE: >>>> 

Se desideri dare una svolta alla tua carriera lavorativa oppure hai bisogno di una consulenza professionale scopri i servizi dedicati al tuo profilo LinkedIn – Career Coaching JobStep

Valutazione Gratuita

Richiedi una valutazione del tuo CV e Profilo LinkedIn

Invia adesso il tuo Curriculum Vitae scrivendo a [email protected] oppure prenota una call preliminare, saremo lieti di offrirti un primo feedback gratuito.